Turkey
Al mattino una veloce corsa verso il bazar cittadino per acquistare una coperta per affrontare le prossime notti in tenda senza soffrire il freddo. Un ultimo mix di swarma e poi si salta sul truck per andare verso il confine turco. La strada da percorrere non è tanta ma a tratti è piuttosto dissestata. Una lunga carovana di camion in fila per i controlli ci avverte subito che le procedure saranno lunghe e laboriose. Circa un ora di tempo per il solo timbro di uscita dalla Siria. Paghiamo le tasse di uscita e percorriamo una lunga strada per arrivare al controllo di entrata della Turchia. Con il passaporto italiano, non c’è nulla da pagare e ottengo il timbro di accesso in pochi istanti; molto più laborioso per altre nazionalità presenti nel gruppo. Poi è la volta dei documenti del truck e si perde ancora tempo. Una volta concluse le procedure per ottenere i documenti di accessi ci si mette in fila con centinaia di camion per l’ultimo controllo organizzato con un grande imbuto dove uno ad uno vengono verificati tutti i mezzi di trasporto.
Ultima nazione, ultimo confine, ultime attese senza senso; per assurdo uno dei border dove abbiamo perso più tempo in assoluto. Stiamo tornando verso l’Europa e a parte leggi restrittive su guida e sicurezza pare che la gente sia quasi peggio: vedremo! Il buio è ormai comparso da un pezzo e abbiamo ancora un po’ di strada da fare fino al luogo dove possiamo fermarci per un nuovo bush camp lungo l’autostrada. Si iniziano a vedere le montagne gelide e innevate, la prima città sul mar mediterraneo e infrastrutture all’avanguardia. Un tè caldo dopo cena e a riposo domani sveglia prima dell’alba.

